: l’inevitabile fame chimica!

Nebulizzazione – quindicesima goccia- (Kashf)

Tra le pieghe contorte dell’ottusità strisciano i pensieri inetti, serpi fameliche che si intrecciano in una massa vibrante inarrestabile. L’aridità morale è la madre rigurgitante che li partorisce e li nutre. La coscienza proietta le sue giovani radici in un’ humus anaffettivo privo di compassione e umiltà.

Sono queste le cause scatenanti che non permettono di vedere oltre le banali frustrazioni che tormentano un ego smisurato.  Il supplizio quotidiano che infliggi alla serenità tanto agognata diventa un piacere insaziabile, un triste pretesto per riempire una vanità vorace e una vita inutile.

Abbandona  il tuo rancore, il tuo egoismo e la tua invidia. Abbatti le protezioni ancestrali dell’odio, eredità imposta da un istinto primordiale, apriti all’esistenza e alla sua semplicità. Se tu sei il centro dell’universo la tua visione della vita sarà sempre limitata, lasciati cullare dalla vacuità, liberati dai concetti e dalle passioni di un io fittizio. La verità aleggia tra la brezza del primo gemito e il soffio gelido dell’ultimo respiro.

kiriku

La ragazza del caffè

immagine presa da internet, per vederne il sito clicca qui

 

C’era un posto  dove il sabato mattina andavo a prendere il caffè, un locale che durante la settimana era ordinario, tranquillo, senza niente di rilevante. Ma il sabato… ci lavorava una ragazza veramente bella, capelli lunghi, alta, con forme provocanti. Era un piacere godere della sua presenza e del suo caffè! Sempre gentile e premurosa, sembrava condividere con me il caffè che io bevevo. Mi sembrava odorando l’aroma che saliva dalla tazzina di sentirne il profumo, nel sapore della miscela il suo umore, nel calore della bevanda il calore della sua pelle. E cercavo di far durare quella pausa il più possibile… piccoli sorsi intervallati da chiacchiere… ed era piacevole parlare con lei, una donna con cui discutere di tutto: musica , cinema, politica; ma anche di cazzeggio se ne era il caso! L’incrocio di sguardi, i sorrisi, il tono di voce, che sintonia… ma quanto poteva durare un caffè? E soprattutto quanto potevo durare io, triste ricordo dei miei momenti migliori? Pagai il caffè, salutai e me ne andai. Decisi che era meglio non tornarci più. Per strada gli occhi mi luccicavano, ma alla mattina è risaputo, bruciano per la stanchezza…

nilcoxp

 

Nebulizzazione – quattordicesima goccia- (How Far Can You Fly )

I binari si sottraggono allo sguardo e si perdono nella sera  lungo la cicatrice arrugginita della vita. Il freddo trafigge  il tram sul quale viaggiamo, sferza  le schiene curve e le teste ovattate . Siamo ammassati come polli.  Appesi come carcasse ci scontriamo indifferenti  con lo sguardo perso oltre i nostri visi consumati, proiettando  la speranza lungo tutti i punti cardinali, sputandoci in faccia l’indifferenza crudele delle bestie. Le teste ciondolanti annuiscono ad ogni scossone, nessuna esclusa.  Le scarpe sporche di cemento, la testa canuta, le spalle dritte, gli occhiali appannati, gli occhi azzurri,la barba incolta, gli orecchini, il pianto infantile, le borse della spesa, il berretto di lana, le rughe profonde, le mani arrossate, gli ombrelli bagnati. Sintomi di vita, cuori pulsanti, tessere di un mosaico fugace che presto un soffio di vita spazzerà via. Fin dove potete arrivare?

 

kiriku

Racconti brevi n. 4

(collage di foto prese in rete)

(collage di foto prese da internet)

 

Una volta guardavo il mare, era senza fine, scompariva all’orizzonte.
Rifletteva della luce del sole, limpido, pulito, profumato. Avete mai odorato
il mare? Che profumo…  una brezza leggera mi rinfrescava, la vita…

Una volta guardavo il mare, sapevo subito cosa fare. Mi spogliavo, mi incamminavo verso di lui, sentivo il freddo nei piedi, ma sicuro, tranquillo, avanzavo. Niente e nessuno poteva scuotermi o farmi desistere:  amori, amici, vicini, conoscenti , onde, vento. Sicuro prendevo a nuotare verso l’orizzonte, perché lui, l’orizzonte, era lì per me!

Adesso…  guardo il lavandino, pallido, marmoreo, pieno d’acqua. La luce della lampadina
ingiallisce tutto.  Raccolgo l’acqua con le mani e timorosamente mi bagno la faccia. Sono pieno di dubbi: se apro la finestra potrebbero entrare insetti  polvere, se cammino sul tappetino  potrei sporcarlo, se mi lavo con troppa foga potrei bagnare il pavimento, se mi guardo per troppo tempo allo specchio potrei notare  nuove rughe… ogni cosa mi mette
ansia, genera insicurezza. il tanfo  del gabinetto mi nausea, anche se  è roba mia…
adesso il mio orizzonte è la porta d’ingresso, così vicina ma insidiosa… là fuori c’è un mondo che mi spaventa, sempre più lontano da me.

Nessuno mi può obbligare ad uscire, nessuno mi può obbligare a vivere…

nilcoxp

 

 

RACCONTI BREVI N.3

(Magritte)

 

E’ sera. Infilo la chiave, giro la serratura, apro la porta. E’ buio il corridoio, e alla sua fine lo troverò lì ad aspettarmi come ogni sera. Mi tolgo il cappotto, il cappello, la sciarpa e poso i guanti sul mobiletto. Mi avvicino a lui e gli parlo:

“Ciao, anche oggi giornata di lavoro intenso. Come tu ben sai non è il lavoro che avrei voluto fare e un giorno di questi lo lascerò… Aspetto l’occasione giusta, l’impiego nel mio settore, la mia passione. E’ frustrante dover sottostare a superiori ignoranti, colleghi nevrotici e a clienti impossibili. E poi il lavoro stesso… ma di cosa sto parlando? Cosa sto vendendo? E a chi? I sogni adolescenziali forti, gli idealismi chiari, la coerenza… tutto abbattuto e distrutto giorno dopo giorno, pezzo dopo pezzo. Vuoi che ti parlo dell’amore? Intenso e palpabile prima, nostalgico e scolorito poi… Del sesso? Mai soddisfacente, sempre in tensione da prestazione,si scopa si scopa e si scopa ancora…ma anche quando lo fai molto, tutti i giorni e con molte donne, cosa ti resta? Non sei mai soddisfatto, vorresti subito altre donne, altre conquiste, altre conferme, e poi… non resta niente, mai niente! E non parliamo del mio corpo, vederlo cedere lentamente è umiliante e deprimente. E tu non dici mai niente, perchè non parli? Sono anni che mi lamento e che sono stanco di questa inutile vita, e tu non dici mai una sola parola!!! Probabilmente sarai stanco anche tu di sentire tutti i giorni  le mie lamentele, sono anni che te le racconto… e adesso ne ho ottanta, sarai stufo di me quanto lo sono io…”.

Accendo la luce, l’unica figura che vedo è sempre la stessa: è la mia immagine riflessa nello specchio  che silenziosa mi fissa… ancora per poco però…

 

nilcoxp

Nebulizzazione – tredicesima goccia- ( Ascenseur Pour L’Échafaud )

L’odore di legna umida stagna sotto il mio naso , denso  e sinuoso. Più che un odore è una sensazione che ricopre come un velo ogni cosa. Le sedia, la credenza, la stufa ,il tavolo;  tutto è impregnato da questo sentimento vischioso  come il miele.  Con la mano provo a pulire il vetro appannato con la speranza di vedere oltre la foschia amorale che domina incontrastata in ogni angolo percepito.  Una mosca a stento vola in quest’aria densa disegnando traiettorie prevedibili. Il fuoco strepita, scoppietta e arde, ma a fatica il suo calore oltrepassa la coltre d’umidità che lo circonda; è l’ urlo disperato di un muto.  Mi siedo,  mi rialzo e  vado alla finestra; pulisco il vetro e guardo fuori e mi specchio nella nebbia. La mosca stancamente torna al suo posto per poi ripartire ripercorrendo fedelmente lo stesso percorso di pochi secondi prima. Alzo la testa e guardo il soffitto esangue  dai cui trasuda la disperazione, le sue vene nere sono lampi fossilizzati. Il fastidioso insetto ferisce di nuovo il mio sguardo, il fuoco grida inascoltato ed io torno sulla sedia ad osservare il nulla.  Sono morto e la mia anima è la puntina consumata che ripercorre all’infinito la stessa traccia sonora di un  vecchio vinile impolverato

kiriku

Nebulizzazione – dodicesima goccia- (Deep In A Dream)

Lo sguardo denso e languido di una puttana incollata ai muri fa da contraltare alla chiesa illuminata.  Poco importa se  la fonte di questa illuminazione  è sacra o profana, quello che conta è che questi squarci di speranza appesi all’oscurità mi conducano  verso la salvezza. Il passo, carico di suoni e vino, è incerto e indolente come la pioggia che, a intervalli irregolari, si adagia sulle auto posteggiate, sui marciapiedi e sulla mia testa ciondolante. L’ottundimento pulsante dei miei sensi non mi fa vedere al di la del mio respiro , ma che importa tanto non c’è molto da vedere, tutto è sempre così scontato e privo di vita. Incespico  con la lingua e con i piedi,cerco l’essenza al di la dei sensi, abbandonandomi alla  metafisica ma trovo solo la nuda e fredda cecità , unica compagna di questo rientro a casa. Rivoli di cielo scorrono sulla testa, mentre nelle orecchie risuona l’eco  di suoni improvvisati dal retrogusto  di voci, applausi e urla, sintomi di una ressa frastornante e incontrollata che si abbraccia si bacia e si autocompiace. Il sapore amaro dell’eccesso inumidisce la bocca, mentre due occhi lucenti sferzano i mio sguardo vitreo e fuggono controcorrente dissolvendosi nelle tenebre. Accecato, claudicante e pregno di pioggia sorrido alla mia anima corrotta e dissoluta.

kiriku

Nebulizzazione – undicesima goccia- (Journey In Satchindananda )

Guardo la silhouette delle mie mani, mentre la luce del sole si insinua tra le  dita e trafigge il mio viso di energia vitale.  Cos’è davvero reale? Il sole e il suo calore, le mani e  il mio volto o la sensazione che scaturisce dall’unione di  questi elementi? È la percezione che ho della realtà che mi circonda e quindi l’universo emozionale che ne scaturisce che da un senso alla mia vita o è la realtà oggettiva in quanto tale che mi permette di esistere?  Il mio corpo fatto di carne è il contenitore della mia essenza o è l’essenza stessa? Perche sono qui seduto  su questa panchina a pormi queste domande? Potrei camminare, correre e invece rimango qui; seduto immobile a pormi domande senza risposte certe. Continuo a guardarmi  le mani e non riesco a capire se sono le mie, se fanno parte di me. Le sento così estranee , cosi lontane da quello che realmente sono, riconosco in loro una certa  utilità ma ne percepisco anche  i limiti fisici. Queste spoglie limitano il mio spirito gli impediscono di librarsi nell’infinito e diventare pura energia. Ma abbandonato il mio corpo sarò solo energia o  le mie esperienze  e la mia coscienza esisteranno ancora? Forse è proprio all’interno di questi confini corporali che fermenta la consapevolezza dell’esistenza? Probabilmente è  la possibilità di essere materia che ci rende meno inconsistenti e che da una gravità alla nostra anima. Mah … meglio andare a casa, domani forse riuscirò a volare.

 

kiriku

Il pudore di Sandrone

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A grande richiesta (non è vero), ripubblichiamo il primo post con cui inaugurammo la partenza del nostro blog (nell’ormai lontano 3 luglio 2009), affinchè sia ben augurante per il nuovo anno!!!

Osservando questa foto, che ritrae il caro amico Sandrone nel bagnetto quotidiano, è nata in me una riflessione che mi ha spinto a ricercare il motivo per cui nell’ultimo periodo della mia vita ho considerato il pudore un sentimento  inutile. Questa mia convinzione è dovuta dal fatto che ho sempre creduto che ognuno di noi durante la propria esistenza debba fare le proprie scelte in piena autonomia e in piena libertà, evitando accuratamente facili moralismi e dogmi religiosi di ogni genere e di conseguenza gli inevitabili sensi di colpa.  Cercando sul dizionario il termine pudore ho trovato la seguente definizione: “sentimento di riservatezza o di ritrosia verso ciò che concerne l’ambito sessuale” e più in generale ” un sentimento di vergogna, di ritegno e di misura”. Parole che , una volte lette, mi hanno si lasciato immediatamente un retrogusto di antico e di vecchio ma mi hanno anche infastidito. Una sensazione sgradevole e che sinceramente non sono riuscito subito a codificare. Perché il pudore, sentimento che ho sempre ritenuto inadeguato alla società moderna e quindi ormai sorpassato, comunque mi turba e mi spinge a riflettere? Poi ho capito. Un giorno durante lo svolgimento dell’unico sport da me ormai pratico, e cioè lo zapping estremo, ho realizzato, tutto mi è parso così chiaro, tutti i frammenti video che mi sono passati davanti in questi anni non erano altro che indizi probatori di quello che sarebbe diventata la società oggi: un’ignobile fotocopia di una realtà virtuale scadente e becera, orfana ormai di qualsiasi forma di imbarazzo. Siamo diventati gli schiavi inconsapevoli, ma non per questo meno responsabili, di chi astutamente ci ha conformato e sottomesso al suo volere facendoci credere e sentire liberi di oltrepassare qualsiasi limite “morale”, senza sentire poi nessun rimorso. Tutto ora è chiaro, quella sensazione provata non era altro che l’imbarazzo e la vergogna per aver  vissuto come gli  altri, credendomi diverso, e per aver pensato per così tanto tempo di poter vivere senza sensi di colpa.. Sono arrivato così alla conclusione che forse a volte il pudore è indispensabile anche quando, fortunatamente, prende le sembianze di un povero coniglietto innocente!

Kiriku

                                         

La Sofferenza

Arcobaleno

(foto presa da internet)

 

Nel lontano 1995 il “Giornale di Boves” n. 11 di Novembre, pubblicava un supplemento dal nome di ” ‘L tò Almanach 1996″. In quel supplemento venne pubblicata una mia poesia dal titolo “La Sofferenza”. Secondo me è ancora attuale, e ve la voglio proporre…

La sofferenza è bella

se è forte ti piega

a volte ti spezza

Ti fa singhiozzare

ti impedisce di pensare

di capire di vivere

La sofferenza è indispensabile

è inimitabile

e quindi insostituibile

Ognuno di noi ha la sua sofferenza

che viene e che va

quando viene è bella

anche se dolorosa

ci piega

a volte ci spezza

ci rende incapaci di pensare

di agire di vivere

ma quando va via

tutto diventa speciale

dà gioia felicità

e sembra esserci per prima volta

ma poi con il passare del tempo

ci si dimentica tutto

e allora…

Allora la sofferenza ritorna

bella

forte da piegarti

a volte da spezzarti

quella sofferenza che ti fa singhiozzare

vomitare

quella che ti impedisce di pensare

di agire di parlare

quella che ti fa paura

anche se la conosci

perché sai che forse

non andrà via.

 

Ma ricorda…

la sofferenza ha un prezzo

e ogni volta che passa

si porta via qualche cosa di te

e non la restituisce

non te la restituisce

mai più.

 

 

nilcoxp